Nel 1790 l’aristocrazia gusta l’Amatriciana e il popolo  la trippa

Nel 1790 l’aristocrazia gusta l’Amatriciana e il popolo la trippa

Secondo le fonti bibliografiche la prima testimonianza scritta dell’amatriciana è contenuta nell’opera monumentale  pubblicata nel 1790 da Francesco Leonardi “L’Apicio Moderno”. Leonardi cuoco romano, fu una figura di grande importanza dell’aristocrazia rinascimentale e della gastronomia italiana, si distinse in diverse corti, da quella di Caterina II di Russia a quella dell’imperatore  Francesco I d’Austria. La sua opera ”L’Apicio Moderno”, raccoglie gli usi gastronomici del suo tempo ed anticipa il programma di unificazione della cucina Italiana. La sua amatriciana prevede i maccaroni, il guanciale di Amatrice, pommidori, pecorino, e dulcis in fundo “Cipolla”. (Solo a lui la possiamo concedere……) Sempre  nel 1790, a Roma viene fondata “l’Università dei Tripparoli”, una corporazione di 14 esercenti, gran parte amatriciani, che potevano vendere (soltanto loro e non altri) trippe, zampe di maiali, di agnelli e capretti, vaccine e vitelle. Chissà se l’aristocratico Francesco Leonardi frequentò mai, in cerca di ispirazione per le sue ricette, questa “università” al centro di Roma!

Trippa all’amatriciana

Ingredienti

  • 800 g di trippa mista
  • 350 g guanciale
  • 500 g di polpa di pomodoro
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • Brodo di carne
  • Pecorino romano
  • Sale
  • Foglie di menta

Ricetta del ristorante Nebbia (Milano)

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